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Ambulatorio

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  AMBULATORIO       Le mie pazienti vanno in genere dai sessanta anni in su.       Abbastanza  frequenti le cinquantenni. Rare, ma non introvabili le quarantenni.        Le trentenni sono sane e sportive, ma ogni tanto si fanno male, correndo o sciando.          Qualche giovanissima: chi con la scoliosi, chi col piede piatto o lo  strabismo delle rotule.         Visito sempre alla presenza di una delle mie collaboratrici e di qualche parente, mai da solo. E non solamente le donne, anche quelli di genere maschile.     Tutte (o quasi) le frequentatrici del mio ambulatorio mi vogliono bene, soprattutto le meno giovani.       Le altre sono discrete ed educate, ma talvolta non nascondono una sorta di simpatia o qualcosa di più, anche se non potrebbero sperare granché da un ottantenne.    ...

INCONTRI DI PIAZZA ANNI SESSANTA CORATO

      Negli anni del dopoquerra la gente soleva fermarsi per strada a chiacchierare ad alta voce, incurante dei passanti curiosi. La formula di rito unisex era questa:  -Neh, chi si vede! Come state?- Bene, grazie e voi?- Non c’è male, grazziaddio.           Le piazze erano per le donne i luoghi prescelti per lo scambio di notizie fresche e di pettegolezzi. Quelle del mattino erano le ore migliori per farlo. All’epoca i bar erano quasi preclusi alle signore, salvo che in caso di improvvisi malori, deliqui, impreviste doglie del parto.        Il mercato del sabato era il posto e l'occasione migliori per i convegni femminili. In mezzo a bancarelle di abiti usati e a venditori urlanti, venivano sciorinate ad alta voce storie di nascite e di morti, amarezze e gioie, velenose insinuazioni, delicate confidenze. Durante la settimana, invece, le chiacchiere si facevano ovunque, sempre di buonora, meglio se tra policromi banch...

la casa che non c'è più

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La casa che non c'è più. Storia di polli e di un Ferragosto. E' stato difficile trovare la fotografia della casa dei nonni materni. Dopo molte infruttuose ricerche, un giorno che mi ero recato presso lo studio di un geometra di Corato per alcuni documenti relativi all'abitazione dei miei genitori - dopo alcuni anni dalla morte di mio padre mamma aveva deciso di mettere in vendita la sua casa - vidi una fotografia appesa al muro alle spalle del tecnico. Era l'introvabile immagine della casa dei nonni a Largo Plebiscito, proprio di quella in cui io e miei fratelli, Riccarda ed Ettore, eravamo nati dal 1941 al 1950. Purtroppo, quando ero ufficiale medico a Merano, l'edificio era stato venduto. Al suo posto era sorto un orribile e triste mezzo grattacielo e così i miei ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza avevano perduto per sempre il loro essenziale riferimento. Chiesi subito al geometra come avesse rintracciato quella fotografia. Mi rispose bru...